Il 37% delle PMI italiane è a rischio cyberattacco

Pubblicato il giorno 29/4/2020 da Chiara Casse

Sicurezza informatica PMI

L’emergenza dovuta al coronavirus ha costretto i dipendenti delle piccole e medie imprese (PMI) italiane a lavorare a distanza: uno scenario che quasi la metà delle aziende non era preparata a fronteggiare. Infatti, come emerso in un precedente studio di Capterra, il 47% delle PMI non era pronta a fronteggiare l’emergenza.

Inoltre, il nostro sondaggio ha sottolineato che la scarsità di hardware e software dedicati al lavoro a distanza, la mancanza di concentrazione e le difficoltà di comunicazione con colleghi e clienti stanno ponendo a dura prova gran parte dei lavoratori nel corso di questa quarantena.

Stiamo vivendo il più grande esperimento di lavoro a distanza mai condotto nel nostro Paese e, in questa situazione eccezionale, un’altra sfida fondamentale che le organizzazioni sono costrette ad affrontare riguarda la sicurezza informatica aziendale. Ora più che mai, infatti, risulta essenziale che i lavoratori seguano le best practice e dispongano di strumenti specializzati per proteggersi e proteggere i dati aziendali dagli attacchi dei cybercriminali.

Data l’importanza del tema, Capterra ha deciso di realizzare un’indagine* ad hoc per verificare se i dipendenti delle piccole e medie imprese che stanno attualmente realizzando lavoro a distanza sono preparati in termini di sicurezza informatica aziendale.

La selezione dei partecipanti a questo studio è composta da dipendenti che normalmente lavorano in ufficio e che ora sono costretti a lavorare da casa, da impiegati che prima lavoravano a distanza alcuni giorni della settimana e da collaboratori che hanno sempre svolto smart working a tempo pieno.

Punti salienti dello studio sulla sicurezza informatica aziendale


  • Solo il 21% dei dipendenti accede al server aziendale attraverso una VPN;
  • Solo il 26% dei dipendenti ha installato un antivirus;
  • Il 37% dei dipendenti è stato vittima di phishing;
  • Il 22% dei dipendenti non ha mai ricevuto alcuna formazione in materia di sicurezza informatica.

Dati preoccupanti sull’utilizzo di antivirus e VPN

I risultati dello studio condotto mostrano una situazione preoccupante in merito all’adozione di best practice di sicurezza informatica  aziendale basiche ed essenziali.

Quali misure di sicurezza informatica hai intrapreso per lavorare da casa

Solo il 26% degli intervistati dichiara di avere installato un antivirus. È un dato abbastanza allarmante, considerato che non si tratta di una tecnologia recente né tanto meno innovativa. È universalmente noto, infatti, che un antivirus è “un software finalizzato a prevenire, rilevare ed eventualmente rendere inoffensivi codici dannosi e malware per un computer” (Wikipedia). La sua assenza espone i nostri dispositivi al rischio di essere infettati ed attaccati.

Un altro fatto preoccupante è che solo il 21% dei dipendenti intervistati dichiara di utilizzare un software VPN per accedere al server aziendale. Si tratta di una tecnologia altamente raccomandata per lavorare a distanza, in quanto protegge i dati trasmessi via Internet attraverso una connessione sicura e criptata.

Anche le cifre relative ad altre misure di sicurezza di uso comune sono allarmanti: meno del 20% degli intervistati dichiara di installare regolarmente gli aggiornamenti dei software utilizzati, di avere un firewall installato o di seguire la raccomandazione di caricare tutti i file di lavoro in un cloud sicuro.

I dati raccolti sono ancora più preoccupanti se si tiene conto del fatto che più della metà degli intervistati è composta da dipendenti con un’ampia esperienza lavorativa alle spalle (41%) e da manager dotati di potere decisionale sui progetti e con report diretti (23%).

Se i dipendenti più esperti non capiscono la necessità di adottare le giuste misure di cyber security, sarà più complicato diffondere la cultura della sicurezza informatica aziendale all’interno delle organizzazioni interessate. La sicurezza dei dati e delle informazioni è un punto imprescindibile del processo di digitalizzazione delle PMI.

Nei prossimi paragrafi ci concentreremo nello specifico su alcuni aspetti particolarmente critici:

  1. La gestione delle password;
  2. Gli attacchi di phishing;
  3. La formazione dei dipendenti sulle best practice per la sicurezza informatica aziendale.

La gestione delle password deve essere migliorata

Come gestite le password in azienda

Un  punto particolarmente interessante risulta essere la gestione delle password all’interno delle organizzazioni. Dai dati raccolti si evince come solo il 20% degli intervistati dichiara di utilizzare un software per la gestione delle password. Si tratta di strumenti che consentono agli utenti, specialisti e non, di proteggersi attraverso la possibilità di reimpostare o sbloccare le proprie password, di sincronizzarle tra diversi dispositivi e di generare chiavi casuali per motivi di sicurezza.

È interessante notare quali siano i metodi più utilizzati per gestire le password: la maggior parte degli intervistati dichiara di conoscerle a memoria (29%) e di annotarle nei propri appunti (16%). Si tratta di abitudini abbastanza inefficienti ma soprattutto pericolose. Cosa succederebbe se la password venisse dimenticata o, peggio, gli appunti andassero persi?

Anche l’abitudine di condividere le password tra colleghi risulta molto pericolosa. A parte problemi tecnici derivanti dall’utilizzo di uno stesso account per più persone – pratica non consigliata – si apre anche uno scenario insidioso a livello interno: ad esempio un furto di dati da parte di un dipendente.

La necessità di utilizzare diverse password e di cambiarle regolarmente

Per garantire un livello di sicurezza informatica sufficiente nel lavoro a distanza, è consigliabile che un dipendente disponga di più password e non utilizzi sempre la stessa. In questo modo, se uno degli account viene violato da un cybercriminale, quest’ultimo non avrà accesso a tutte le altre credenziali della vittima e il danno causato sarà minore.

Hai una password principale che usi su più siti

I risultati raccolti evidenziano che il 34% degli intervistati utilizza un’unica password, mentre il 29% dichiara di avere alcune password principali che ripete in varie occasioni.

Per promuovere una cultura di sicurezza informatica aziendale, è necessario incentivare l’uso di molte password differenti, meglio ancora se gestite da un amministratore.

Quando è stata l'ultima volta che hai cambiato la tua password principale

Il consiglio degli esperti informatici è quello di cambiare con frequenza le proprie password per prevenire cyber attacchi e dallo studio emerge che l’85% degli intervistati segue queste direttive, avendo cambiato le proprie credenziali negli ultimi 6 mesi.

Prevenire le frodi di phishing rimane una sfida

Il phishing è uno dei metodi più comuni utilizzati dai criminali informatici per ottenere dati preziosi dalla vittima. Si tratta di inviare un’e-mail che sembra provenire da un’altra persona o società per indurre il destinatario a rivelare informazioni private, come password, dati bancari o dati aziendali riservati.

L’indagine condotta evidenzia che il 37% degli intervistati è stata vittima di un attacco di phishing, il 15% dei quali nel corso della pandemia dovuta al coronavirus. Sul sito del CERT-PA vengono evidenziati tutte le tipolodie di attacco informatico legate all’emergenza COVID-19, come la campagna di malware verso dispositivi Android o il Malspam Ursnif. Ciò indica che informazioni private e sensibili sono state messe a rischio: questa attività malevola si traduce in un’importante vulnerabilità delle PMI su questo argomento.

Sei mai stato vittima di una email di phishing

La formazione dei dipendenti in tema di sicurezza informatica per il riconoscimento delle e-mail di phishing dovrebbe essere considerata primaria, per le PMI: una violazione della sicurezza può infatti causare danni irreversibili a un’organizzazione di dimensioni ridotte, per esempio distruggendone la reputazione o portandola al fallimento.

La formazione dei dipendenti in materia di sicurezza informatica è indispensabile per il lavoro a distanza

Hai ricevuto una delle seguenti formazioni sulla sicurezza informatica

Ci sono buone notizie sul fronte sicurezza informatica: la formazione dei dipendenti sembra essere una priorità per le PMI, secondo il 79% degli intervistati. Le modalità di fruizione dei corsi variano dalla formazione presenziale al corso certificato, fino ad arrivare alla formazione online.

Un altro segnale positivo è che nel 77% delle PMI esistono esperti dedicati alla sicurezza informatica e dunque, in caso di necessità, i dipendenti sanno chi contattare. In un attacco informatico il tempo è un elemento molto importante e una risposta rapida può interromperlo o contribuire a minimizzare i danni; al contrario, agire in ritardo può essere fatale, poiché in breve tempo le informazioni possono essere manomesse, rubate o cancellate dal sistema.

Le PMI non passano l’esame del coronavirus

L’indagine è stata condotta per conoscere la situazione dei dipendenti che lavorano a distanza durante il coronavirus, e le PMI italiane non sembrano superare l’esame imposto dall’attuale crisi.

Le organizzazioni e i loro dipendenti sono consapevoli del fatto che devono progettere i dati aziendali e garantire la sicurezza della rete e degli stessi, ma non sono preparate come dovrebbero per evitare o quantomeno ridurre al minimo i rischi di un attacco informatico.

L’isolamento sociale in cui il mondo è immerso ha aumentato l’uso dei canali di comunicazione su Internet, esponendo i dati sensibili ad attacchi informatici. La protezione dei trasferimenti di dati, l’accesso al computer e l’accesso a piattaforme o servizi sono attività che le aziende e i loro dipendenti dovrebbero considerare obbligatorie.

Per questo esistono diversi strumenti, ma è anche necessario cambiare la cultura della sicurezza informatica aziendale e capire che in questa realtà iperconnessa il saper proteggere il proprio mondo digitale è essenziale per il business ed è un compito che deve necessariamente essere svolto ogni giorno.


* Metodologia del sondaggio:

Per raccogliere i dati di questo studio abbiamo condotto un sondaggio online. Le risposte provengono da un campione appartenente al mercato italiano. Il questionario è stato inviato a 612 persone, di cui 584 sono state selezionate per partecipare allo studio. I partecipanti qualificati sono impiegati (a tempo pieno o part-time) in piccole e medie imprese (PMI), lavorano in diversi settori e sono attualmente lavoratori a distanza su base obbligatoria a causa dello stato di allarme legato al coronavirus.

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