La telemedicina in Italia: il 78% dei pazienti vorrebbe provarla

Pubblicato il giorno 17/6/2021 da Chiara Casse

La telemedicina in Italia: il 78% dei pazienti vorrebbe provarla

La pandemia da Covid-19 ci ha portato, tra le altre cose, a familiarizzare con nuovi termini e pratiche prima quasi sconosciute. Tra queste un posto particolare è sicuramente occupato dalla telemedicina.

In un precedente articolo abbiamo spiegato dettagliatamente di cosa si tratta, accennando a tutti gli aspetti inerenti a questa modalità di consultazione medica a distanza. La possibilità di parlare con uno specialista di un’altra regione, di ottenere una ricetta online, di ricevere una consulenza senza spostarsi dal divano di casa: tutto questo è possibile grazie ai software di telemedicina. Il teleconsulto consente ai professionisti di regolare l’afflusso di pazienti in studio o in ospedale, limitando così il rischio di contagio.

Ad oggi, dopo più di un anno di pandemia, che ruolo svolge la telemedicina per i pazienti in Italia? Quanti italiani vi sono effettivamente ricorsi? Quali sono i principali vantaggi e quali le criticità? Capterra ha intervistato 1.019 italiani in merito all’utilizzo della telemedicina oggi e in futuro. La metodologia dello studio è presentata alla fine dell’articolo.

Alcuni dati riguardo le abitudini mediche dei partecipanti allo studio

Prima di entrare nel merito dell’uso della telemedicina, abbiamo voluto indagare le abitudini mediche dei partecipanti al nostro studio. Abbiamo dunque chiesto agli intervistati con che frequenza sono soliti recarsi dal medico:

  • Almeno una volta all’anno (29%)
  • Almeno una volta ogni 6 mesi (33%)
  • Almeno una volta ogni 3 mesi (28%)
  • Almeno una volta al mese (10%)

Il 50% dei partecipanti al nostro studio afferma di essere in grado di recarsi a piedi al centro medico più vicino alla propria residenza, il 20% vi si può recare con il trasporto pubblico mentre per il 30% è necessario usare l’auto.

Telemedicina in Italia: a quando risale il tuo ultimo appuntamento con un operatore sanitario

Dall’inizio della pandemia, il 40% delle persone intervistate afferma di aver visitato il medico meno spesso del solito, mentre il 12% l’ha consultato più spesso. Sicuramente l’inconsueta situazione sanitaria che stiamo vivendo ha avuto un’influenza importante su questi dati, da un lato con un aumento delle richieste per sintomi legati al COVID-19 e, dall’altro, con la cancellazione degli appuntamenti per motivi di priorità o per paura di entrare in contatto con il virus.

Riguardo alla telemedicina, principale argomento di questo studio, questo è l’uso che gli intervistati dichiarano di averne fatto nell’ultimo anno:

Ti sei mai servito di un servizio di telemedicina?

Telemedicina in Italia: l’86% degli intervistati l’ha utilizzata per la prima volta durante il Covid-19

Il Covid-19 ha portato cambiamenti non solo a livello sociale ed economico, ma ha avuto anche un grosso impatto sulle abitudini sanitarie dei cittadini italiani. La quasi totalità (86%) degli intervistati che hanno già provato la telemedicina, infatti, l’ha fatto nel corso dell’attuale pandemia.

Mentre il 41% degli intervistati vi è ricorso per un consulto relativo ai sintomi legati al virus, il 59% l’ha invece fatto per ragioni di salute non strettamente vincolate alla pandemia. Le consulenze più richieste sono state legate a:

  • Medicina di base e Medicina Generale (43%)
  • Dermatologia (25%)
  • Medicina interna e Allergia e Immunologia (19%)
  • Ginecologia (14%)

In che contesto è stata necessaria la consulenza di telemedicina? Ecco le risposte degli intervistati:

In che contesto è stata necessaria la consulenza di telemedicina

La telemedicina sembra confermare la sua efficacia nei casi in cui uno spostamento non è strettamente necessario: il 77% degli intervistati afferma infatti che la consulenza a distanza ha risolto il problema e non ha dunque dovuto richiedere una seconda consulenza, né online né in presenza. Solo il 4% dei pazienti afferma di aver dovuto richiedere un secondo appuntamento, questa volta faccia a faccia, perché aveva la necessità di effettuare un controllo fisico.

Principali motivazioni per ricorrere alla telemedicina

Abbiamo chiesto agli intervistati quali sono state le principali motivazioni che li hanno spinti a ricorrere a una consulenza di telemedicina:

Cosa ti ha spinto a servirti della telemedicina?

Il timore di un possibile contagio e la praticità e comodità di ricevere attenzione medica comodamente da casa, evitando di doversi recare in ambulatorio di persona, sono fra le principali ragioni che hanno spinto gli italiani a cambiare le proprie abitudini sanitarie.

Vantaggi e svantaggi della telemedicina

I 3 principali vantaggi associati al teleconsulto sono in linea con le ragioni che hanno spinto i pazienti a ricorrere ad esso:

  1. Riduzione dei tempi di attesa per ottenere un appuntamento (52%)
  2. Possibilità di accedere ai referti e alle ricette mediche da qualsiasi dispositivo (48%)
  3. Riduzione del rischio di contagio da Covid-19 (39%).

Grazie a questi vantaggi, il 44% degli intervistati afferma addirittura che la possibilità di utilizzare la telemedicina li incoraggerà in futuro a consultare più spesso il medico di base o uno specialista e che, nella fase di scelta di un nuovo operatore sanitario, saranno più propensi a sceglierne uno che offra servizi di teleconsulto rispetto a chi che non li offre.

Tra i principali svantaggi segnalati da chi ha provato il teleconsulto, invece, troviamo:

  1. Impossibilità di ricevere esami fisici (39%)
  2. Problemi tecnici relativi a dispositivi elettronici o connessione a Internet (31%)
  3. Più a proprio agio di persona (28%).

A parte le limitazioni strettamente vincolate alla natura stessa della consulenza a distanza, è importante segnalare che i limiti relativi alla disponibilità di dispositivi elettronici e di una connessione internet possono essere un grande ostacolo alla diffusione di nuove abitudini in ambito sanitario.

Facendo un bilancio tra vantaggi e svantaggi, i pazienti che hanno provato la telemedicina sono comunque intenzionati a continuare a farlo anche in futuro, quando la pandemia sarà terminata:

Intendi continuare a servirti della telemedicina in futuro?

Il 78% degli italiani che non ha ancora provato la telemedicina vorrebbe farlo in futuro

Nonostante sia un fenomeno in crescita, il 73% dei partecipanti al nostro studio non ha mai utilizzato la telemedicina. Questo dato può essere dovuto a ragioni diverse come una certa difficoltà nel reperire le informazioni necessarie (ricerca e scelta di un medico che offra teleconsulto, padronanza di una piattaforma online o di un dispositivo, ecc.), la necessità di un esame fisico per determinate patologie o anche un po’ di scetticismo nei confronti di una diagnosi a distanza.

Nonostante qualche titubanza, il 78% degli intervistati che non hanno ancora sperimentato il teleconsulto è comunque intenzionata a provarlo per ragioni tecniche (distanza, tempi di attesa) e per ridurre il rischio di contagio da Covid-19.

Molti pazienti si sentono più a loro agio con una visita di persona

Il 22% degli intervistati che non hanno provato la telemedicina non intende comunque utilizzarla in futuro per diverse ragioni:

Telemedicina in Italia: perché non sei interessato all'utilizzo della telemedicina?

Se il 46% degli intervistati contrari alla telemedicina affermano che “nulla” potrebbe convincerli ad usarla, il resto dei dubbiosi potrebbe essere convinto:

  • Se fosse sicuro che il proprio medico ha ricevuto la formazione necessaria per effettuare i servizi di teleconsulto (23%)
  • Se la telemedicina fosse l’unica opzione disponibile per poter ottenere un appuntamento con un determinato operatore sanitario (19%)
  • Se fosse certo che i propri dati personali siano protetti e non condivisi (15%).

Nonostante i dubbi, inoltre, il 29% degli intervistati che non hanno intenzione di provare la telemedicina ricorrerebbe comunque a un consulto a distanza in caso presentasse sintomi i simili a quelli del COVID-19 (ad esempio tosse, febbre, mal di gola e difficoltà respiratorie):

In caso di sintomi da COVID-19 prenderesti in considerazione la telemedicina?

Le nuove tecnologie conquistano il servizio sanitario

Il 55% dei partecipanti allo studio che ha utilizzato la telemedicina ha svolto la video consulenza tramite telefono, mentre il restante 45% è ricorso a computer e tablet. Le modalità di svolgimento del teleconsulto sono state le seguenti:

  • Applicazione di videoconferenza medica (50%)
  • Chiamata telefonica (30%)
  • Tramite chat come WhatsApp (20%).

Le ricette mediche elettroniche sono ormai una pratica comune, ma esistono molti altri aspetti accessori legati alla telemedicina, in particolare per quanto riguarda il back office e l’amministrazione:

Tecnologie impiegate dal personale medico

Cosa succede nel resto d’Europa?

Se confrontiamo i risultati italiani con gli altri Paesi in cui è stato condotto lo studio (Germania, Paesi Bassi, Francia e Regno Unito), emerge che il Regno Unito è il primo della lista in termini di utenti che hanno già utilizzato la telemedicina (54%). La Germania invece chiude la fila con solo il 17% degli intervistati che si sono già serviti del teleconsulto.

Solo il 56% dei britannici e il 53% degli intervistati olandesi hanno ritenuto sufficiente questa consultazione e affermano di aver dovuto riprogrammare un appuntamento (online o faccia a faccia) contro il 78% dei francesi e il 77% degli italiani per i quali è stato sufficiente un unico teleconsulto.

Sul versante tecnologico ci sono anche alcune differenze: se gli italiani utilizzano allo stesso modo smartphone e computer, il 77% dei britannici svolgono teleconsulti per lo più tramite smartphone.

Nel complesso, tutti concordano sul fatto che useranno la telemedicina più spesso in futuro: la Francia e l’Italia sono in testa con il 72% e il 71% degli intervistati che dichiarano di voler continuare, seguite dai Paesi Bassi e Germania con 68% e il 67% degli intervistati.

La telemedicina in Italia è una realtà in crescita

Come molti altri aspetti della nostra quotidianità, il Covid-19 sta cambiando profondamente anche il modo in cui ci approcciamo alla cura della nostra salute. L’Italia è un Paese estremamente variegato, fatto di centri metropolitani ma anche di borghi rurali isolati e poco comunicati. Nell’indagare sull’uso della telemedicina, il luogo di residenza è un aspetto dal quale non è possibile prescindere. Chi vive in un centro urbano, con una varietà di studi medici nelle immediate vicinanze, non avrà le stesse abitudini e necessità di chi vive in luoghi più impervi o isolati.

Il concetto di telemedicina non è nuovo di per sé dato che le consultazioni telefoniche per scopi medici sono utilizzate da molto tempo, ma la sua diffusione su larga scala è stata incentivata dall’avvento di Internet ad alta velocità, dalla possibilità per il maggior numero di persone di avere un computer e dalla diffusione di smartphone e videochiamate. Il Covid-19, dunque, sta solamente accelerando un processo che probabilmente era destinato a prendere piede tra i pazienti di tutta Italia.

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online nell’aprile 2021 con un panel di 1.019 italiani.

I partecipanti sono stati selezionati secondo i seguenti criteri: hanno più di 18 anni, vivono in Italia e hanno consultato un professionista sanitario almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Gli intervistati provengono da diversi settori di attività.

Gli intervistati negli altri Paesi europei sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1.017
  • Germania: 1.047
  • Paesi Bassi: 994
  • Regno Unito: 1.018

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Content Analyst per Capterra. Esperta di tecnologia e responsabile degli studi su hi-tech e digitalizzazione rivolti alle PMI. Amante della natura e delle spiagge di Barcellona.

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