I principali promotori dell’innovazione aziendale digitale nelle PMI italiane

Pubblicato il giorno 3/9/2021 da Chiara Casse

Chi sono i principali promotori dell’innovazione aziendale in termini digitali all’interno delle piccole e medie imprese italiane (PMI)? Si tratta di figure interne o esterne? Hanno un team dedicato? In questo articolo presentiamo l’ultima parte dei risultati dello studio condotto dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano in collaborazione con Capterra. 

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Nei precedenti articoli abbiamo presentato i risultati inerenti ai processi di digitalizzazione delle PMI italiane e l’indice di maturità digitale e i relativi profili di comportamento delle piccole e medie imprese nostrane. 

I dati sono stati raccolti in occasione dello studio relativo allo stato di digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane condotto durante il primo semestre del 2021. Capterra ha preso parte a questo studio in qualità di partner e ha intervistato 1.018 titolari o responsabili digitali di PMI italiane per indagare il livello di digitalizzazione dei processi (primari e secondari) e lo stato della cultura digitale in ambito aziendale. La metodologia completa dello studio è presentata alla fine dell’articolo. 

Ricordiamo che lo studio è stato portato a termine con il fine di creare un indice di maturità digitale per poter classificare il livello di digitalizzazione complessivo delle PMI italiane e aiutarle a orientarsi nel modo giusto tra gli aiuti previsti dal piano Next Generation EU dell’Unione Europea. 

In questo terzo e ultimo articolo ci concentreremo sulla parte dei risultati riguardante le figure professionali responsabili dell’innovazione aziendale in termini digitali nelle PMI italiane. 

L’importanza dell’innovation manager nel processo di innovazione aziendale digitale 

L’innovazione e digitalizzazione aziendale sono tra le tante sfide imposte dal mondo moderno, soprattutto in seguito alla pandemia da Covid-19. Nonostante la tecnologia sia ormai parte integrante della nostra esistenza, molte imprese tardano a inserirla nei propri processi aziendali. Questo succede soprattutto nelle imprese che operano da tempo sul mercato e che, oltre ad acquisire figure professionali e strumenti adeguati, hanno la necessità operare un profondo cambio di mentalità. Digitalizzare non significa solamente inviare un’e-mail al posto di una lettera, vuol dire adattare tutti i processi aziendali alle esigenze imposte dall’era digitale, dove velocità e l’efficienza sono i principali termini di valutazione.

Ma se la teoria risulta semplice, la pratica a volte è un po’ più complicata. Come iniziare dunque ad innovare e digitalizzare la propria azienda? Il primo passo è sicuramente operare una riorganizzazione, introducendo o formando professionisti con competenze digitali.

Il cambiamento deve essere guidato da una figura competente che, dopo aver analizzato la situazione aziendale, sia pronta ad avviare e gestire il processo di trasformazione. Che sia l’imprenditore stesso, l’IT manager o un consulente esterno, è importante che le PMI possano contare su un professionista che le assista nel processo di trasformazione digitale, innovando i processi interni e migliorando la competitività sul mercato. 

Gli Osservatori digitali del Politecnico di Milano, definiscono questa figura innovation manager, ovvero un vero e proprio esploratore, un evangelista dell’innovazione e un abilitatore. In quanto esploratore, l’innovation manager ha il compito di analizzare in contesto in cui l’azienda opera e selezionare partner con cui può collaborare. In veste di evangelista dell’innovazione si occupa di promuovere l’introduzione nei processi aziendali nuove tecnologie disruptive che cambiano la cultura dell’impresa. Nella funzione di abilitatore, infine, valuta i progetti attivi in azienda e si occupa di trasmettere la nuova cultura digitale ai vari dipendenti.

Nel 69% delle PMI intervistate esiste un responsabile per il digitale 

Le PMI che hanno preso parte allo studio sono imprese con un numero di addetti compreso fra 10 e 249 e con meno di 50 milioni di euro di fatturato. Sono escluse dunque le cosiddette micro imprese, con meno di 10 addetti e un fatturato fino a 2 milioni di euro. 

Per meglio comprendere la realtà delle aziende intervistate, inoltre, è bene ricordarne la configurazione della struttura proprietaria:

Struttura proprietaria delle PMI coinvolte nello studio sull’innovazione aziendale digitale

Solo una piccola parte (7%) delle aziende intervistate appartiene a gruppi di proprietà internazionale, mentre la grande maggioranza sono aziende di imprenditori non familiari (39%) o a proprietà familiare (28%).

Il 69% delle PMI intervistate dichiara di avere un responsabile interno che si occupa di innovazione aziendale in termini di digitalizzazione:

Chi è il responsabile dei progetti digitali nelle PMI intervistate?

In quasi 2 PMI su 3, dunque, è presente all’interno dell’azienda un responsabile IT/digital. Solo il 31% delle PMI, però, ha un team interno interamente dedicato a digitalizzare cultura aziendale e processi:

Da quante persone è composta la divisione IT/servizi digitali nella tua azienda?

Nella maggior parte dei casi (51%), parliamo inoltre di piccoli team composti a 3-5 persone. 

Il 21% delle PMI intervistate, invece, non ha ancora individuato una persona responsabile per il digitale ma mentre una piccola parte (8%) non sembra curarsene, il 13% sembra aver capito la necessità di introdurre questo tipo di figura. 

Il 10% degli intervistati, infine, ricorre a figure professionali esterne che si occupino di digitalizzazione. Questa scelta presenta vantaggi in termini di ottimizzazione dei tempi, costi strategici e operativi, efficienza e flessibilità, ma potrebbe rivelarsi non sufficiente per un reale e duraturo cambiamento in termini di cultura aziendale. I principali cambiamenti che riguardano un’azienda, infatti, vengono spesso impulsati dall’interno, dai dipendenti e dalle relazioni esistenti tra di loro. Inoltre, l’outsourcing porta con sé il rischio di perdita di dati sensibili e di riservatezza e l’incapacità di controllare le operazioni di attività o processi che vengono esternalizzati. 

L’impulso all’innovazione aziendale in termini digitali arriva dalla prima linea aziendale

Guardando alle priorità di investimento, dallo studio emerge un interesse diffuso verso il digitale da parte delle piccole medie imprese. Per stimolare il percorso di innovazione digitale, risulta

centrale il ruolo della prima linea aziendale, in particolare dell’imprenditore (30%), dell’amministratore delegato o del direttore generale (31%) e del responsabile IT (33%):

I principali sponsor dell’innovazione aziendale digitale all’interno delle PMI intervistate

L’8% delle PMI si conferma immune al cambiamento, non contando con nessuna figura promotrice del digitale. Il 12% delle aziende intervistate, invece, si affida a consulenti esterni per promuovere l’innovazione aziendale. 

È bene ricordare che la digitalizzazione non riguarda solamente la modernizzazione dei processi primari e secondari. Secondo quanto emerso dall’analisi econometrica svolta dall’Osservatorio, infatti, le PMI più digitalmente mature mostrano una più elevata resilienza e migliori performance economiche. Esse registrano rispetto alle aziende meno digitali:

  • un utile netto maggiore del 28%
  • un margine di profitto più alto del 18%
  • un valore aggiunto dell’11% migliore
  • un capitale circolante netto maggiore del 24% 
  • un margine EBITDA più alto dell’11%

Un vero processo di trasformazione digitale richiede prima di tutto un cambio di cultura aziendale

La trasformazione digitale dei processi produttivi per un’azienda significa:

  • ridurre i costi 
  • ampliare il mercato di riferimento
  • migliorare le condizioni di lavoro 
  • aumentare la produttività 
  • ripensare ai prodotti e ai servizi

Ma non solo. Digitalizzare l’azienda significa soprattutto cambiare modo di intendere e pensare l’impresa, assumersi il rischio di un investimento digitale con la convinzione che il guadagno aumenterà, sforzarsi di capire l’innovazione e il futuro dell’azienda.

Come abbiamo analizzato nel corso dei tre articoli relativi allo studio, l’adozione di singole soluzioni digitali di per sé non ha necessariamente un effetto significativo in senso positivo sulle performance economiche o sulla produttività aziendale. 

Un percorso di innovazione aziendale e trasformazione digitale, infatti, non si realizza solamente con la digitalizzazione di singoli processi. Va costruito soprattutto attraverso la riorganizzazione delle attività aziendali in ottica strategica, con un’attenzione particolare alla componente della cultura aziendale. 

I promotori del cambiamento all’interno delle PMI devono incentivare un cambio di prospettiva e garantire la formazione necessaria a tutti i membri del team per far sì che l’evoluzione avvenga in maniera graduale e agevole per tutti. 

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online nell’aprile 2021 con un panel di 1.018 titolari o responsabili IT/digitali di PMI italiane con un numero di addetti compreso fra 10 e 249 e con meno di 50 milioni di euro di fatturato.

Gli intervistati provengono da tutta Italia e da diversi settori di attività.

Il sondaggio è stato condotto insieme all’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. I risultati sono stati integrati in un modello di Maturità Digitale e presentati nel corso della conferenza “Obiettivo innovazione digitale: il Next Gen EU per trasformare le PMI italiane” tenutasi il passato 20 maggio 2021. 

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Content Analyst per Capterra. Esperta di tecnologia e responsabile degli studi su hi-tech e digitalizzazione rivolti alle PMI. Amante della natura e delle spiagge di Barcellona.

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