Il benessere mentale dei lavoratori nelle PMI italiane: l’evoluzione durante la pandemia

Pubblicato il giorno 21/4/2022 da Chiara Casse

Mantenere il benessere mentale dei dipendenti durante la pandemia ha rappresentato una sfida per molte aziende.  La nostra ricerca esamina come la salute mentale dei lavoratori si è evoluta dall’inizio della Covid-19 e cosa possono fare i datori di lavoro per offrire supporto e aumentare il coinvolgimento dei dipendenti.

Benessere mentale

La situazione di emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova il nostro equilibrio mentale, portandoci in una condizione nuova e diffusa a livello globale definita come Pandemic Fatigue

A tali stimoli ciascuno di noi ha risposto in modo differente, portando alla luce molti disagi legati al tema della salute mentale su più livelli, soprattutto in contesti lavorativi.

Per aiutare le piccole e medie imprese (PMI) italiane a capire come si è evoluto il tema del benessere mentale sul posto di lavoro dall’inizio della pandemia, abbiamo intervistato 1.005 lavoratori a tempo pieno e part time che non hanno cambiato lavoro da gennaio 2020.

La metodologia dettagliata dello studio è presentata alla fine dell’articolo. 

Che cosa si intende per salute mentale?

Il concetto di salute mentale rientra in quelli di salute e benessere, secondo quanto riportato dalla Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (contenuto in inglese): “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”.

Secondo la definizione dell’OMS, la salute mentale è quindi uno stato di benessere nel quale un individuo:

  • È in grado di sfruttare le sue capacità
  • È in grado di far fronte al normale stress quotidiano
  • Riesce a svolgere la propria attività lavorativa in maniera produttiva
  • È in grado di fornire un contributo alla propria comunità

Come sono cambiate le modalità di lavoro durante la pandemia?

Una delle inevitabili conseguenze che ha portato la pandemia da Covid-19 è quella di aver rimodulato le circostanze lavorative, intese come modalità e contesto professionale. 

Prima della pandemia il 76% degli impiegati intervistati lavorava unicamente in loco, mentre ad oggi la percentuale è scesa al 69%; con contatti diretti con i propri clienti per il 72% delle persone intervistate, esclusi coloro che lavoravano già da totalmente casa.

È interessante notare come durante il primo anno di pandemia il 44% delle persone intervistate abbia continuato a lavorare esclusivamente in luoghi come uffici, negozi o magazzini; mentre il numero di chi lavora da casa è aumentato dal 4% pre-pandemia al 16% e il 32% abbia adottato un modello ibrido, alternando casa e ufficio.

Oggi il 18% degli intervistati lavora in modalità ibrida tra casa e ufficio, mentre soltanto il 5% lavora interamente da casa. Come abbiamo visto in un precedente studio condotto da Capterra, il 47% delle PMI italiane non era preparata per il lavoro a distanza, non fornendo ai propri lavoratori ciò di cui necessitavano dal punto di vista tecnologico. 

Consiglio per le PMI: È possibile favorire una migliore esperienza ai propri lavoratori utilizzando un software per il remote work, utili nel day-by-day quotidiano anche quando si lavora in modo ibrido (casa-ufficio). 

Se alcune di queste rimodulazioni sono apparse nei primi mesi risolutive, con il passare del tempo non tutte le proposte si sono dimostrate sufficienti o all’altezza. 

La capacità dei lavoratori di adattarsi a questi cambiamenti è variata nel corso del tempo; alcuni di questi hanno provato difficoltà nel gestire nuove situazioni, legate ai nuovi stili di vita, e sperimentato casi di burnout emotivo.

Come ha influito la pandemia sul benessere mentale sul posto di lavoro?

A fare da padrone durante la prima fase di pandemia, vi sono stati il senso di isolamento prolungato e quello di grande incertezza per il futuro, così come la necessità di adattarsi rapidamente a circostanze lavorative differenti.

La metà (50%) degli intervistati ha reputato “buono” il suo stato di salute mentale prima della pandemia, mentre il 22% lo ha reputato “eccellente”. 

Al contrario, il numero degli intervistati che descrivono il loro benessere mentale durante il primo anno della pandemia come “buono” scende al 37%, mentre solo l’11% lo descrive come “eccellente”.

Al momento del nostro studio (nel febbraio 2022), è il 40% degli intervistati che descrive il proprio stato di salute mentale come “buono”, mostrando un leggero aumento, mentre il numero che lo descrive come “eccellente” rimane costante (11%).

È interessante notare che solo il 4% degli intervistati descrive il proprio stato di salute mentale come “precario” prima della pandemia, mentre durante la pandemia questa cifra aumenta al 16% e al momento dell’indagine scende all’11%.

Questa è la situazione riportata dagli intervistati a febbraio 2022, quando la pandemia non è di certo finita ma l’emergenza iniziale si è attenuata:

Lo stato del benessere mentale dei dipendenti italiani intervistati in data febbraio 2022

Come evidenziato dal nostro studio, gli intervistati descrivono alcuni miglioramenti del loro benessere mentale dopo il calo iniziale durante il primo anno della pandemia, anche se ad oggi questi livelli non sono ancora tornati i medesimi del pre-pandemia; questo cambiamento di percezione potrebbe essere determinato dall’allentamento delle restrizioni imposto dal Governo. Poter tornare alle proprie consuetudini, come vedere i propri cari o mangiare al ristorante, potrebbe aver generato un effetto positivo nelle persone, alleggerendo il grande carico mentale sostenuto in questi ultimi anni.

Quali sono gli effetti dello stress sui dipendenti delle PMI?

Sui singoli lavoratori lo stress può avere conseguenze psicologiche, fisiche e sociali negative, come esaurimento, ansia o depressione.

Abbiamo chiesto agli intervistati come reputano il loro attuale livello di stress sul posto di lavoro:

Qual è livello di stress sul posto di lavoro rispetto all'anno scorso?

Lo studio rivela una serie di campanelli d’allarme relativi al livello di stress sul posto di lavoro. Alla domanda sui sintomi che hanno sperimentato in relazione al loro lavoro, anche se il 31% ha detto di non aver sofferto di nessuno di quelli menzionati nel sondaggio, altri intervistati hanno riferito:

  • Problemi di concentrazione (28%)
  • Sentimenti di tristezza (26%)
  • Senso di preoccupazione costante (26%)
  • Problemi di insonnia (24%)
  • Problemi di memoria (20%)
  • Sintomi fisici, come vertigini, tensione o dolore muscolare, problemi allo stomaco, dolore toracico o battito cardiaco accelerato (19%)

I lavoratori che godono di una buona salute mentale favoriscono un ambiente più produttivo. I lavoratori soddisfatti, infatti, tendono a non abbandonare la propria azienda, ma anzi ad aumentare il valore della stessa e della sua reputazione. Tra gli effetti di un buon ambiente di lavoro vi sono dunque prestazioni migliori.

Al contrario, una cultura aziendale che presta poca attenzione al benessere psicologico del suo personale può provocare assenteismo e ridotta disponibilità, mancanza di impegno e di conseguenza un calo della produttività. 

Secondo le statistiche dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la malattia di natura mentale genera costi economici pari a circa il 4% del prodotto interno lordo europeo (PIL), alcuni dei quali sono costi diretti delle cure, mentre più di un terzo sono legati a tassi di occupazione inferiori e produttività ridotta. Lo stress e il malessere dei lavoratori risultano così fattori molto costosi per un’azienda. 

L’aumento del carico di lavoro causa il maggior carico di stress sul posto di lavoro, secondo gli intervistati. Tra gli altri fattori vi sono i seguenti:

 Fattori inerenti al lavoro che causano il maggior carico di stress

Consiglio per le PMI: Per monitorare il carico di lavoro e la capacità dei propri dipendenti, è auspicabile l’utilizzo di software di gestione dei progetti. Questo tipo di strumenti aiutano a gestire in modo organizzato un progetto attraverso l’assegnazione di task, deadline e milestone. In questo modo risulta più semplice bilanciare il carico di lavoro dei propri lavoratori in base alle risorse a disposizione. 

I dipendenti si sentono a proprio agio a parlare di benessere mentale con i datori di lavoro?

A questo punto del nostro studio, abbiamo voluto indagare la relazione tra gli intervistati e la loro azienda, al fine di approfondire in che misura il tema del benessere mentale è percepito sul luogo di lavoro. 

Anche se il 53% degli intervistati non pensa di avere problemi di salute mentale, il 17% di quelli che lo pensano dichiara di non sentirsi a proprio agio nel parlarne al proprio datore di lavoro e un altro 17% afferma che il proprio datore di lavoro non ha mai chiesto informazioni in merito alla salute mentale dall’inizio della pandemia. 

Abbiamo chiesto a tutti i nostri intervistati come si sentono a parlare del loro stato mentale al lavoro. La maggior parte degli intervistati (45%) ha riferito di sentirsi “abbastanza” o “molto a proprio agio”, mentre un terzo (34%) non si sente “né a proprio agio né a disagio”. Tuttavia, il 21% si sente “abbastanza” o “molto a disagio”, il che significa che quasi 1 intervistato su 5 ha difficoltà a sollevare l’argomento.

Non stupiscono dunque i dati secondo cui quasi un terzo degli intervistati (31%) al peggiorare del proprio stato benessere psichico non ne parlerebbe con nessuno dei propri colleghi, ma si affiderebbe a risorse esterne; mentre il 27% ne parlerebbe con un collega e il 17% con il proprio manager.

Se dovessero discutere del loro stato di salute mentale con il loro manager, il 44% degli intervistati preferirebbe un incontro di persona, mentre il 17% si servirebbe di una chiamata telefonica e il 14% preferirebbe un sondaggio anonimo tra i dipendenti.

Suggerimento per le PMI: è possibile condurre un sondaggio anonimo per indagare lo stato di salute mentale dei vostri dipendenti utilizzando un programma di sondaggio. Questo può aiutare a identificare i fattori di stress e i rischi per il benessere dei dipendenti.

La salute mentale dei lavoratori è una priorità per le PMI italiane?

Il 42% degli intervistati ritiene che la salute mentale nella propria azienda abbia una priorità moderata, mentre il 22% ritiene abbia una priorità bassa. Eppure, si sa che collaboratori e dipendenti che stanno bene lavorano meglio aumentando la produttività aziendale. Ci si chiede dunque se le PMI abbiano una strategia per promuovere il benessere mentale sul luogo di lavoro e siano in grado di offrire gli strumenti più opportuni.

È interessante notare come i datori di lavoro hanno risposto a quel 10% di intervistati che ha fatto presente che aveva problemi di salute mentale. Anche se la maggior parte dei datori di lavoro ha preso provvedimenti, il 17% non ha fatto nulla:

Azioni intraprese dai datori di lavoro per migliorare il benessere mentale dei dipendenti

Ad emergere in questo momento sono però casi studio fuori dall’Italia. Come il colosso Nike che ha annunciato la chiusura per una settimana della sua sede di Beaverton, in Oregon, per permettere ai propri dipendenti di riposarsi e ricaricarsi dall’eccessivo stress dovuto alla pandemia. Lo stesso è avvenuto, con iniziative simili, in aziende come Revolut, Microsoft e Mozilla. E molti altri ancora. Anche se non tutte le PMI possono permettersi tali misure, ci sono altri modi per dare priorità al benessere mentale.

Il tema della salute mentale è attualissimo. Durante la 74° Assemblea Mondiale della Sanità di maggio 2021, il Piano d’azione per la salute mentale WHO 2013-2030 è stato aggiornato al 2030, introducendo nuove disposizioni atte a promuovere la salute mentale e il benessere dei cittadini degli Stati membri. 

Quali cambiamenti dovrebbero mettere in atto le PMI italiane?

La percezione da parte degli intervistati che la propria azienda non dia la giusta priorità alla sua salute mentale e la mancata comunicazione tra datore di lavoro e impiegati su questo tema, porta inevitabilmente a pensare che vi sia la necessità di un cambiamento. 

Come è stato già evidenziato, la salute del lavoratore incide notevolmente sul benessere aziendale. 

Per cominciare le aziende potrebbero lavorare sulla loro comunicazione interna, anche tra team stessi, in modo che i propri dipendenti si sentano liberi nell’esternare eventuali disagi, ma soprattutto siano facilitati nelle task quotidiane. Sono molti i software di collaborazione aziendale, in grado di sviluppare e migliorare la comunicazione ed il lavoro fra membri del team.

Tra i software in commercio sul benessere aziendale vi sono programmi con funzionalità legate anche al benessere fisico in grado di monitorare le attività e la salute dei dipendenti. Altri invece offrono funzioni più innovative come l’health coaching e la ludicizzazione di attività e feedback.

Nella seconda parte del nostro studio concentreremo l’attenzione sulle azioni intraprese dalle aziende per prendersi cura del benessere mentale dei propri dipendenti.

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Metodologia

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online nel mese di febbraio 2022. Il sondaggio è stato inviato a 1.500 persone, di cui 1.005 sono state selezionate per partecipare. I criteri per la selezione dei partecipanti sono:

  • Residenti in Italia
  • Lavoratori dipendenti full time o part-time presso aziende con un nº di dipendenti compreso tra 2 e 250. 
  • Età compresa tra 18 e 65 anni
  • Non hanno cambiato il proprio lavoro né durante né dopo la pandemia da Covid-19.
  • Nei ruoli ricoperti dagli intervistati non rientrano le figure di titolare, dirigente o tirocinante. 

Il campione dei partecipanti è rappresentativo della popolazione italiana. 

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Content Analyst per Capterra. Esperta di tecnologia e responsabile degli studi su hi-tech e digitalizzazione rivolti alle PMI. Amante della natura e delle spiagge di Barcellona.

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