Cultura digitale e competenze informatiche nelle PMI italiane

Pubblicato il giorno 3/8/2021 da Chiara Casse

Qual è il livello di cultura digitale delle PMI italiane? La pandemia ha portato dei cambiamenti in termini di visione strategica e competenze digitali? In questo articolo presentiamo la seconda parte dei risultati dello studio condotto dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano in collaborazione con Capterra. 

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Nel precedente articolo abbiamo presentato la prima parte dei risultati dello studio relativo allo stato di digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane condotto dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano.

Capterra ha preso parte a questo studio in qualità di partner e ha intervistato 1.018 titolari o responsabili digitali di PMI italiane per indagare il livello di digitalizzazione dei processi (primari e secondari) e lo stato della cultura digitale in ambito aziendale. 

Lo studio è stato portato a termine con il fine di creare un Indice di Maturità Digitale per poter classificare il livello di digitalizzazione complessivo delle PMI italiane e aiutarle a orientarsi nel modo giusto tra gli aiuti previsti dal piano Next Generation EU dell’Unione Europea. Questo piano prevede, infatti, lo stanziamento di circa 50 miliardi di euro per favorire la digitalizzazione della PA e delle aziende private in Italia. 

In questo secondo articolo ci concentreremo sulla parte dei risultati riguardante la cultura digitale delle PMI italiane e presenteremo l’Indice di Maturità Digitale sviluppato dai ricercatori dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI. 

La metodologia completa dello studio è presentata alla fine dell’articolo. 

Il contesto di riferimento 

Questa è la configurazione della struttura proprietaria delle aziende che hanno preso parte allo studio:

Struttura proprietaria delle PMI coinvolte nello studio sulla cultura digitale

Il 66% delle PMI vende i propri prodotti e servizi prevalentemente in Italia, il 29% ha come mercato di riferimento l’Europa mentre il 5% si rivolge per lo più al resto del mondo. 

Le organizzazioni provengono da settori diversi e si rivolgono sia a consumatori finali (62%) sia ad altre imprese (56%) o pubbliche amministrazioni (15%). 

Nel’ambito di questo studio, le PMI intervistate sono imprese con un numero di addetti compreso fra 10 e 249 e con meno di 50 milioni di euro di fatturato. Sono escluse dunque le cosiddette micro imprese, con meno di 10 addetti e un fatturato fino a 2 milioni di euro. 

La visione strategica: il 54% delle PMI italiane punta sulle competenze digitali

Con il termine digitalizzazione aziendale si indica un processo nel quale si cerca di trasformare le comunicazioni, le funzioni aziendali e i modelli di business “tradizionali” e fisici in modelli digitali. Un esempio? Passare dal classico carta e penna a una gestione digitale dei documenti di lavoro. 

Si tratta di un nuovo modo di fare impresa che include una serie di cambiamenti tecnologici, organizzativi, sociali e culturali. Richiede dunque un’evoluzione della visione strategica all’interno di ogni organizzazione, adattando gli strumenti e la visione aziendale degli attori coinvolti.

Abbiamo voluto approfondire il tema della visione strategica indagando l’approccio alle tecnologie digitali delle PMI intervistate. Queste sono state le loro risposte:

Competenze digitali: approccio dell'azienda alle tecnologie digitali

Il 54% delle aziende riconosce le potenzialità del digitale e sta mettendo in atto un piano di modernizzazione delle strutture e dei processi aziendali, mentre il restante 46% ritiene che il digitale sia ancora marginale per il proprio settore di riferimento o è frenato dagli alti costi. 

Sebbene i numeri siano incoraggianti, non si può fare a meno di constatare un certo ritardo rispetto alla cultura digitale e ai processi di digitalizzazione aziendale: solo il 7% delle PMI, infatti, dichiara di aver iniziato da tempo ad investire nel digitale. La maggior parte delle aziende (33%) si è attivata solo in seguito all’avvento della pandemia. 

Le priorità di investimento delle PMI italiane

Il processo di digitalizzazione sembra essere stato avviato per la metà delle piccole e medie imprese italiane. Queste sono le tre priorità di investimento principali delle PMI intervistate per i prossimi 12 mesi: 

Competenze digitali: le priorità di investimento digitale delle PMI nei prossimi 12 mesi

Dai dati emerge come il focus principale graviti attorno alla vendita online. Nei mesi di chiusura forzata a causa della pandemia, infatti, si è evidenziato un trend in ascesa: lo shopping digitale ha subito una crescita non indifferente, non solo in Italia ma in tutta Europa. È dunque qui che risiedono le nuove opportunità? Vedendo il comportamento delle PMI italiane, sembra proprio che sia così. 

Tra le priorità di investimento più diffuse per il prossimo anno, troviamo anche l’introduzione di sistemi di sicurezza informatica (22%), la digitalizzazione dei rapporti con fornitori e partner (18%) – piattaforme di eProcurement, software collaborativi, etc. –  e la digitalizzazione dei rapporti con i clienti (17%) – software CRM, fidelizzazione dei clienti, ecc.

Le competenze digitali interne

Generalmente, i cambiamenti in un contesto aziendale vengono assimilati solo quando i dipendenti sono ben disposti ad accoglierli. Abbiamo dunque chiesto alle PMI che hanno partecipato allo studio di indicare il livello di predisposizione dei dipendenti della loro azienda riguardo l’adozione di nuove soluzioni digitali:

Cultura digitale: predisposizione dei dipendenti all’adozione di nuove soluzioni digitali

Per maggiore trasparenza, riportiamo di seguito il dettaglio della legenda del grafico: 

  • MOLTO BASSA – non riusciamo ad adottare alcuno strumento digitale a causa della completa incapacità di interagire con software o dispositivi digitali;
  • BASSA – il livello delle competenze è basso, c’è molta sfiducia nelle proprie capacità di utilizzare strumenti digitali;
  • DIFFERENZIATA – i più giovani hanno un livello di competenze buono e si adattano facilmente. Gli addetti più anziani fanno fatica;
  • BUONA – il livello delle competenze è buono rispetto alla media. Con attività di formazione e supporto riusciamo ad adottare strumenti digitali in tempi accettabili;
  • ALTA – crediamo che i nostri addetti e manager abbiano competenze più elevate rispetto a realtà aziendali simili;
  • MOLTO ALTA – i nostri addetti e manager hanno un elevato grado di competenza e specializzazione sugli strumenti digitali.

Più della metà degli intervistati (54%) dichiara che il livello di competenze digitali dei dipendenti della propria organizzazione è buono o alto rispetto a realtà aziendali simili. Solamente il 14% dichiara di notare una generale incapacità di adozione di nuovi strumenti e, in generale, un basso livello di cultura digitale. 

Questo dato è sicuramente interessante e fa ben sperare per il futuro, ma rimane una autovalutazione da parte degli intervistati. Bisogna infatti tenere conto dei ritardi nel processo di digitalizzazione dei processi aziendali primari e secondari analizzati nel precedente articolo

È possibile che ci sia un disallineamento tra la situazione reale e quella percepita e che questo gap vada colmato con i giusti strumenti di valutazione.

Le attività formative specifiche

Una corretta formazione è essenziale per favorire l’adattamento dei propri dipendenti alle nuove misure digitali. A distanza o in presenza, è importante dedicare del tempo al training e a risolvere i dubbi dei lavoratori in merito all’introduzione di nuovi strumenti. 

A questo proposito, il 71% degli intervistati dichiara di aver svolto, negli ultimi 2 anni, corsi di formazione in materia di competenze digitali per i propri dipendenti:

Attività formative digitali avviate in azienda negli ultimi 2 anni

La formazione presenziale o a distanza rimane uno dei principali strumenti per l’accelerazione del processo di digitalizzazione aziendale e le PMI italiane sembrano averlo capito. Probabilmente l’avvento del Covid-19 ha contribuito a questa consapevolezza: in un precedente studio di Capterra è emerso, infatti, che il 57% dei dipendenti italiani ha dovuto acquisire nuove competenze digitali durante la pandemia.

L’indice di maturità digitale e i profili di comportamento delle PMI italiane

Sulla base dei dati raccolti da Capterra, integrati con altri provenienti da studi precedenti e fonti ufficiali, l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano ha calcolato per ciascuna impresa un indice di maturità digitale, considerando un insieme indicatori afferenti a due dimensioni:

  • La digitalizzazione dei processi aziendali primari e secondari introdotti nell’articolo precedente.
  • La cultura digitale aziendale, che comprende la vision strategica del top management sul ruolo del digitale per lo sviluppo del business e la presenza di competenze dedicate.

Sulla base di queste due dimensioni, è stato calcolato per ciascuna piccola e media impresa partecipante allo studio un indice di maturità digitale e i valori così ottenuti hanno permesso di segmentare le PMI in quattro grandi gruppi. Ogni gruppo è caratterizzato da differenti approcci verso la trasformazione digitale:

Studio cultura digitale: i fifferenti approcci delle PMI intervistate verso la trasformazione digitale

Possiamo dunque affermare che la metà delle PMI nostrane mostra un profilo di approccio al digitale ancora titubante mentre l’altra metà sembra averne capito l’importanza e si è aperta a un cambio di cultura in chiave digitale. 

Non è solamente una questione di modernizzazione: da quanto emerge dall’analisi econometrica svolta dall’Osservatorio per valutare la relazione tra maturità digitale e performance economica delle imprese, le PMI più digitalmente mature mostrano una più elevata resilienza e migliori performance economiche. 

In conclusione, per favorire lo sviluppo digitale non si può e non si deve parlare unicamente di digitalizzazione di processi: i veri benefici si riscontrano solamente con un cambio culturale e di mindset, oltre che organizzativo. Nel prossimo articolo vedremo quali sono le figure professionali che possono rendersi promotrici della digitalizzazione all’interno delle PMI.  

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online nell’aprile 2021 con un panel di 1.018 titolari o responsabili IT/digitali di PMI italiane con un numero di addetti compreso fra 10 e 249 e con meno di 50 milioni di euro di fatturato.

Gli intervistati provengono da tutta Italia e da diversi settori di attività.

Il sondaggio è stato condotto insieme all’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. I risultati sono stati integrati in un modello di Maturità Digitale e presentati nel corso della conferenza “Obiettivo innovazione digitale: il Next Gen EU per trasformare le PMI italiane” tenutasi il passato 20 maggio 2021.

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Content Analyst per Capterra. Esperta di tecnologia e responsabile degli studi su hi-tech e digitalizzazione rivolti alle PMI. Amante della natura e delle spiagge di Barcellona.

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